Nabucco, la chiave di volta del Kurdistan

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Otto trilioni di metri cubi di gas naturale curdo alimentano le ambizioni dell’Unione Europea di rendersi indipendente dalla morsa russa. Il grande gasdotto Nabucco, patrocinato dalla Ue, la cui utilità strategica è rompere il monopolio della Russia nelle forniture di gas ad Eurolandia, potrebbe risorgere. Il progetto comunitario, infatti, è stato dato più volte per spacciato a causa della concorrenza di South Stream, il gasdotto russo concorrente che, allo stato attuale, rappresentava un’alternativa più solida. Ma il nuovo valzer delle alleanze fra Transcaucasia e Medio Oriente potrebbe rilanciare il progetto targato Bruxelles. “Possiamo fornire all’Europa 15 bilioni di metri cubi di gas per far funzionare Nabucco”. A parlare è il “ministro degli Esteri del Nord Iraq” Ashti Hawrami, rappresentante della provincia del nuovo Iraq sorto dalle ceneri dell’autocrazia di Saddam Hussein e che coincide esattamente con il Kurdistan iracheno. Il Nord Iraq, che ambisce anche all’indipendenza, tuttavia, è un grosso problema nello scacchiere mediorientale. Qualora diventasse uno Stato, avrebbe un fortissimo potere destabilizzante verso la Turchia, nei cui confini è inglobata l’altra metà della regione storica del Kurdistan. Secondo le prudenti dichiarazioni dell’Onu, d’altronde, i curdi sono una “nazione senza Stato” e non possono invocare il principio dell’autodeterminazione dei popoli […]

L’accordo su South Stream affossa la politica energetica europea

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Dopo l’accordo Turchia-Russia per il nuovo gasdotto South Stream di giovedì 6, il gasdotto Nabucco, appoggiato dell’Unione Europea, è sempre più in bilico. Intanto, parte dell’opinione pubblica e della stampa italiana non hanno trovato di meglio da fare che disquisire sul ruolo importante, a detta di alcuni, o secondario, a detta di altri, del nostro premier Silvio Berlusconi, nel patto fra Putin ed Erdogan. Si dà, infatti, per scontato che l’accordo su South Stream sia una cosa buona; ma, nei fatti, non è così. Il progetto South Stream è stato, d’altronde, escogitato dai russi con un solo, semplice, obiettivo. Rafforzare il proprio monopolio energetico nei riguardi dell’Europa e bypassare la riottosa Ucraina che, come la recente guerra del gas dimostrava, ha rappresentato, fin’ora, per Mosca, una gatta da pelare. L’Ucraina, infatti, è il Paese per il quale i vecchi gasdotti dovevano passare per alimentare il mercato europeo. Ora, con South Stream, il gas passerà altrove. La costruzione di una nuova pipeline con il conseguente rafforzarsi della posizione di Mosca, d’altronde, preoccupava l’Unione Europea. Bruxelles puntava a ridurre la dipendenza energetica di Eurolandia dalla Russia con due strategie. Sviluppo delle fonti di energia pulita (e graduale adozione di sistemi di trasporto […]