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L’indegna caccia ai Rom di Poggioreale

Una piccola notizia locale, che ci racconta di odio e della nostra perdita di umanità. E senza umanità, non andremo da nessuna parte.
A Napoli, a seguito di un presunto palpeggiamento di una ragazzina da parte di individui identificati dalla vittima come Rom, è partita un’indegna “caccia allo zingaro”. Una caccia promossa dagli abitanti del quartiere in cui insiste un campo, Poggioreale, a sua volta area di degrado urbano che sarebbe limitativo definire semplice periferia. Una periferia dell’anima, più che una periferia spaziale. Un non luogo dove la perdita di senso, per autoctoni o migranti, é la cifra, troppo spesso, di povertà e abbandono.

Lì, si è consumata un’indegna pagina per la storia di Napoli: un tentato pogrom dai metodi camorristici, con sassaiole e intimidazioni; e con i nomadi costretti a fare le valigie e a spostarsi.

Una pagina bruttissima, una vergogna per la città.
L’occasione è stata sfruttata anche da politici locali, pronti a strumentalizzare la cosa e a dare la colpa al Comune e a de Magistris. Mentre nei momenti difficili le istituzioni dovrebbero unirsi, questi politicanti fanno campagna elettorale sul dolore della gente, dei Rom, in primis, costretti a vivere in condizioni inumane.

Provo solo imbarazzo e sdegno per questi criptofascisti che parlano alla pancia del paese, che vellicano le paure dei cittadini più deboli, nei cui quartieri ghetto insistono questi campi nomadi. Sono solito giustificare il razzismo di chi vive in certe periferie perché sono loro che, ogni giorno, devono affrontare i problemi di una difficile integrazione, senza avere gli adeguati strumenti culturali o i mezzi economici, e nell’assenza delle istituzioni.

Ma le sassaiole e le aggressioni sono ingiustificabili. I napoletani, a loro volta vittima del razzismo settentrionale, amano definirsi come il popolo dell’accoglienza. Questo non è più vero e mi rattrista.

Quante volte abbiamo sentito lanciare accuse contro i Rom, poi rivelatesi infondate?
Ma la storia non insegna niente.

Vi riposto, allora, questo mio post per l’Huffington Post, sul razzismo contro i nomadi. Perché ci racconta una storia che è quella di Ponticelli. Perché ci racconta delle nostre menzogne e delle nostre paure. Della nostra responsabilità, della nostra coscienza che ha partorito l’idea di zingaro pericoloso. Il capro espiatorio sul quale riversiamo il nostro odio.

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