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Renzi a Courmayeur e i selfie da basso impero

Renzi a Courmayeur per Capodanno “premier impeccabile e sicuro”, sportivo e con gli occhiali a specchio, dunque griffato e trendy, che si fa selfie; recita l’Ansa che vi linko.
Mentre il Paese è in macerie, aggiungo io: ma questo è un dato trascurabile secondo la positiva narrazione renziana, e magari io sono solo un moralista o uno sciacallo.
Neanche l’Istituto Luce vergava simili giambi elegiaci per il Duce.

Renzi selfie Courmayeur Capodanno
Renzi selfie Courmayeur Capodanno

In un rovesciamento della realtà, questo teatrino cafonal e gossipparo ci è incredibilmente restituito come una cartolina positiva e “vincente”. Lascio giudicare a voi quanto realmente sia opportuno raccontare le imprese da bon vivant di Renzi e di questa jeunesse dorée, mentre il paese è alle corde, perfino alle prese con lutti e tragedie. Ma vi chiedo: avremmo mai visto Berlinguer, Pertini, Fanfani o Moro al Billionaire o al Piper a Capodanno, in un periodo segnato da tragedie e profonde crisi sociali? Loro no.

Berlusconi e anche Renzi sì. La verità è che dopo vent’anni di berlusconismo siamo mitridatizzati al peggio.

Ansa: ll premier, accompagnato da un maestro di sci e istruttore del Centro Addestramento Alpino, si è tuffato con stile sicuro in una non stop di discese durata più di tre ore, poi, prima del rientro in paese, un pranzo in rifugio a quota 2.000 metri. Giacca azzurra, occhiali a specchio e attrezzatura impeccabile

Ma il tema non è questa discutibile Ansa. L’Ansa fa il suo mestiere, anche raccontarci la cronaca bianca. E non mi interessa neanche il dato che Renzi, giustamente, dal suo punto di vista, sia così notiziabile nei rotocalchi, così incline ad andare da Maria De Filippi o a indulgere nella politica pop. Il politico è rent seeker e punta alla massimizzazione del consenso, dunque bene così. Renzi è vincente non perché si atteggi a pensoso statista, ma perché è un italiano medio, nel quale il popolo si identifica; o, almeno, questa è la narrazione secondo la sua mitopoiesi.

Quello che mi stupisce è la quiescenza dell’intelligencija. Di quel pensiero critico, definito in modo sprezzante “professoroni” da Renzi e da Boschi, che eccepiva sdegnosamente su Berlusconi sempre: concionando e denunciando le battutacce del Cav, il suo peggior vellicare le pulsioni più basse degli italiani, prendendo le distanze perfino dalle sue vacanze satrapiche, inaccettabili per chi vorrebbe che la politica fosse al servizio del paese e dei più umili. Tutto si condannava di Berlusconi, tutto si perdona a Renzi. Perchè?

Renzi, al suo primo incontro con Merkel, sparò delle inutili battute su Mario Gomez; per conquistare la Cancelliera, con la simpatia guascona dell’italiano “maxibon” che rimorchia le teutoniche a Rimini e Riccione, intavolando discettazioni sul calcio, perchè – si sa – il calcio non può non piacere all’italiano medio. Come se Merkel, capo di Stato serio, potesse essere incline a battute, seduzioni, sorrisetti e discussioni dal Bar dello sport.

Mentre Berlusconi parlava a quegli italiani medi, fra l’irrisione degli intellettuali che ogni giorno gli ponevano le 10 domande, Renzi è sempre assolto: nonostante sia un perenne saltimbanco che fra tweet e calembour continua la tradizione berlusconiana di aver ridotto la politica a commedia dell’arte. Solo nel caso di Renzi, magari perché è de sinistra, gli intellettuali tacciono. Nonostante Renzi li abbia già abbondantemente offesi e “asfaltati”, dando loro del culturame, del sociologismo, prendendo per i fondelli i giornalisti, apostrofati come gufi, prendendo perfino in giro chi va in piazza con la Cgil, perchè “l’Italia che lavora” è alla Leopolda. Nonostante tutto questo, molti, troppi, sono azzerbinati.

Questo è il dato. Questo mi preoccupa. E l’indifferenza delle nostre coscienze è lo specchio di un paese alla deriva.

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