La Cina e la “battaglia legale”, cosa c’è dietro il caso Impeccable

Pechino vuole riscrivere il diritto del mare, mettere le mani su risorse e territori e rafforzare i propri confini L’ultimo incidente, all’inizio del mese, fra alcune navi militari cinesi e l’incrociatore americano Impeccable, al largo dell’isola di Hainan, nel mar Cinese, è l’ultimo di una serie di conflitti che Pechino ha ingaggiato con la comunità internazionale sul diritto del mare e sulla titolarità di alcune isole del Pacifico. Fonti americane parlano di intimidazione militare alla Impeccable. I cinesi avrebbero fisicamente bloccato la nave e le attività di posa di materiali tecnici sul fondale. Manovre americane senza permessi, ribatte Pechino: ed in una zona di giurisdizione esclusiva cinese. Per Pechino, gli americani non avevano il diritto legale di stare lì. Ma cosa ci dice il diritto? Poco. La Cina, infatti, è fra le potenze emergenti che vogliono riscrivere il diritto del mare. Per plasmarlo sui propri interessi. Partiamo da un dato geostrategico regionale. In quella parte del Pacifico, esistono molte isole il cui status territoriale è disputato. E’ il caso delle isole Diaoyu/Senkaku, rivendicate da Cina, Giappone e Taiwan; delle isole Curili, disputate fra Russia e Giappone; delle isole Paracel, contese fra Vietnam, Cina e Taiwan, ricchissime di petrolio e gas. […]

Monnezza senza frontiere

Il mercato dei rifiuti in Europa sembra funzionare, ma la vecchia ed inadeguata Convenzione di Basilea lascia scappare tonnellate di sostanze pericolose I dati della Commissione Europea sul traffico illegale di rifiuti in Europa ha registrato un significativo aumento*. Si tratta di rifiuti ordinari e pericolosi che, dal cuore dell’Europa, si muovono verso il resto del mondo. Un traffico volto ad aggirare i costi legati alla corretta gestione ambientale dei rifiuti. Ma anche il traffico legale di rifiuti è aumentato: dal 1997 al 2005 i valori sono quadruplicati. E’ il mercato che seleziona il Paese ottimale, dal punto di vista del corretto smaltimento del rifiuto, o piuttosto si tratta di una caccia al prezzo più basso, con il conseguente corollario di problemi ambientali? [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nsUKCRxpXiI] Il traffico di rifiuti fra Paesi UE “apparentemente” sembra dimostrare che nell’Unione si è creato ed è funzionante un vero “mercato unico”, legale, ovviamente. Il paradosso è che il mercato legale funziona bene. Ma è una coperta troppo corta, che lascia fuori un enorme mercato nero. Vediamo perché. Nel 2005 (gli ultimi dati disponibili) dei 10,4 milioni di tonnellate di rifiuti “movimentati” all’interno dell’Unione, solo l’11% è finito verso Paesi terzi (non OECD, per la precisione). […]

Gli strani affari di Eni con la Russia

Eni vende azioni di Neft a Gazprom, potenziando il monopolista russo, mentre l’ex boiardo Khodorkovskij subisce persecuzioni politiche e marcisce in Siberia L’Eni fa ancora affari in Russia. Il gruppo diretto da Paolo Scaroni rivende le azioni di Gazprom Neft a Gazprom per 4,2 miliardi di dollari, secondo quanto previsto da un discusso accordo che risale a due anni fa. La faccenda si iscrive, infatti, nel controverso caso Yukos: allora, una delle principali compagnie petrolifere al mondo, di proprietà dell’oligarca Mikhail Khodorkovskij, un ex boiardo di Stato che, come altri in Russia, era riuscito a mettere le mani su importanti asset ex pubblici. All’inizio del 2000, Khodorkovskij era l’uomo più ricco di Russia. Divenne presto inviso a Putin, anche per il suo progetto di scendere in politica. Nel 2003, Khodorkovskij viene arrestato con le accuse di frode, evasione fiscale e riciclaggio di danaro sporco. Secondo diversi osservatori internazionali, Khodorkovskij è oggetto di un vero e proprio processo politico: viene sbattuto in Siberia in una zona avvelenata da scorie radioattive. In carcere subisce varie intimidazioni, si prende una coltellata e finisce in isolamento. La Yukos, intanto, viene smantellata e gravata dalle (presunte) tasse arretrate, per 27,5 miliardi di dollari. Ma, nella […]

Vittoria Grameen col microsolare al Future Energy Prize

Energia: produrne meno – ed in modo sostenibile – goderne tutti. Questa è la sfida lanciata con il microsolare dalla Grameen Shakti, la società non-profit di energie rinnovabili parte del gruppo Grameen. Dipal Barua, cofondatore della compagnia ha, infatti, recentemente vinto il Future Energy Prize 2009, che gli è stato personalmente consegnato dal principe degli Emirati Arabi Mohammed bin Zayed. Barua ha vinto una borsa di 1,5 milioni di dollari che reinvestirà subito per istituire una borsa di studio per donne imprenditrici. Ma che cosa fa la Shakti e perché questa storia interessa agli Emirati e, in prospettiva, al mondo intero? L’azienda sta alle energie rinnovabili come la Grameen Bank sta al microcredito e alla finanza. Il professore Muhammad Yunus, infatti, attraverso la Grameen Bank, ha creato un’istituzione che ha permesso a moltissimi poveri di migliorare le proprie condizioni di vita; grazie alle concessioni di prestiti che le banche tradizionali non erano disposti ad erogare, a fronte dell’assenza di garanzie reali che i richiedenti potevano offrire. Ma nel Bangladesh, dove i contadini sono poveri e nullatenenti, come “rompere” il circolo vizioso della povertà? Yunus ha dimostrato che gli indici di solvibilità dei poveri erano uguali a quelli degli altri. Così, […]

Relazioni UE-Bielorussia, arriva una svolta?

Bruxelles vuole sottrarre Minsk all’influenza russa, ma il presidente Lukashenka sembra preferire le lusinghe di Mosca La UE apre alla Bielorussia. Nonostante tutto. La settimana scorsa, i ministri degli Esteri dell’Unione si sono incontrati a Bruxelles, per decidere di diminuire le sanzioni che insistono sulla Russia bianca, a causa delle violazioni dei diritti umani perpetrati in quel Paese. In particolare, in agenda, c’è stata la discussione riguardo alla sospensione dei divieti di soggiorno comminati a circa 40 officiali bielorussi, scattata lo scorso ottobre per le accuse di brogli elettorali, alle ultime elezioni del 2006. Nei prossimi giorni la situazione verrà decisa. Il commissario alle relazioni internazionali, Benita Ferrero-Waldner, ha, inoltre, dichiarato di aver valutato che la Bielorussia sta facendo notevoli passi in avanti sulla strada dei diritti umani. Ma stanno veramente così le cose? Il 24 marzo, è uscito l’ultimo rapporto di Amnesty International sulla Bielorussia; che ci racconta un’altra verità. Il Paese è l’ultima nazione in Europa a praticare, ancora, la pena di morte. Con circa 400 giustiziati, dall’anno dell’indipendenza (1991), su una popolazione di circa 9 milioni, e palesi e continue violazioni delle libertà fondamentali, la Russia bianca non sembra progredire significativamente sulla strada della democrazia. Il 25 […]

OECD, Italia sempre peggio per redditi e lavoro

Particolarmente grave si presenta la situazione dei mercati, dopo le buone liberalizzazioni promosse da Prodi Il gap dei redditi fra gli Stati più virtuosi dell’Unione o dell’OECD (Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione) e l’Italia continua ad allargarsi. Il recente Italy Country Note dell’OECD del 3 marzo 2009 Growing for Growth fa i conti al nostro Paese e dimostra che andiamo male: anche perché le riforme promosse dal governo Prodi sono state congelate. Per l’OECD, il gap si allarga soprattutto a fronte della bassa produttività, legata alla scarsa utilizzazione del lavoro, con particolare riferimento all’occupazione femminile e giovanile, e al mancato rilancio del Mezzogiorno d’Italia. Fra le misure suggerite dall’OECD, non ce n’è nessuna che viene replicata dall’attuale governo. Riguardo al Mezzogiorno, gli economisti del panel suggeriscono l’adozione di una serie di strumenti che concretamente favoriscano la convergenza del Meridione con il resto del Paese. Si fa, ad esempio, riferimento a politiche di fiscalità differenziata che coinvolgano attivamente le istituzioni in un processo di investimenti. Si tratta di politiche come i Patti Territoriali, che – negli anni ’90 – furono proposti dagli economisti del Cnel, come Bonomi e De Rita -, e il cui successo ne decretò l’adozione anche […]

Mappe, le pipeline in Europa

Il petrolio e gas utilizzati in Europa provengono in gran parte dalla Russia, attraverso i giacimenti degli Urali, della Siberia e del Caucaso 1.106.449 chilometri di lunghezza. E’ la somma dei chilometri dei primi 10 Paesi al mondo per lunghezza di pipeline*. Un vero e proprio sistema circolatorio. Ma se le vene sono tante, il cuore è unico. E per l’Europa il cuore si chiama Russia. Oggi, fra gas e petrolio, la Ue dipende da Mosca. Con poche e limitate eccezioni; come la Francia, che produce da sé una percentuale del proprio fabbisogno di energia col nucleare, o la Norvegia e l’Inghilterra, grazie al petrolio estratto nel Mar dl Nord. I recenti conflitti fra Russia, Ucraina e Georgia sono, infatti, la spia di come Mosca intenda basare la propria forza politica e diplomatica interamente sul ricatto energetico e di come sia pronta a passare all’azione militare quando tariffe e ritorsioni diplomatiche non funzionano. La pressione che Mosca esercita su Europa dell’Est e Transcaucasia è volta a mantenere la propria posizione egemonica. E ad influenzare, in ultima istanza, la stessa Ue. Il colosso russo è il secondo produttore ed esportatore al mondo, dopo l’Arabia Saudita. Gran parte del petrolio che viene […]

Nord & South stream Vs Nabucco

Esiste un conflitto di interessi fra Stati, multinazionali e politici prestati alle imprese? E se Romano Prodi avesse accettato di lavorare per Gazprom, il gigante russo dell’energia? Negli ultimi giorni dello scorso governo Prodi, il nostro premier ha ricevuto, infatti, una proposta da Gazprom. Prodi sarebbe dovuto diventare chairman di South Stream AG, la società di proprietà Gazprom –Eni, responsabile per parte del nuovo progetto South Stream. Con signorilità e senso dello Stato, il nostro ex premier ha rifiutato. Esiste, infatti, una oscura maglia di relazioni fra uomini d’affari del settore del petrolio e politici che è oramai endemica. Accade in Russia, dove i politici più influenti siedono nei consigli di amministrazione dei giganti dell’energia; ma è così anche in America, dove i Bush sono il più lapalissiano esempio di questa nuova genia di padroni del vapore e politici influenti. E’ legittimo ritenere che esista una strategia di Gazprom di legare a sé personaggi influenti al fine di ottenere decisioni politiche compatibili con gli interessi dell’azienda? Quale che sia la vostra risposta a questa domanda, ribadiamo che Prodi ha rifiutato l’offerta. Ma così non ha fatto l’ex premier tedesco Gerhard Schröder, messo a capo della Nord Stream AG, partecipata da […]

Nord & South stream Vs Nabucco

Esiste un conflitto di interessi fra Stati, multinazionali e politici prestati alle imprese? E se Romano Prodi avesse accettato di lavorare per Gazprom, il gigante russo dell’energia? Negli ultimi giorni dello scorso governo Prodi, il nostro premier ha ricevuto, infatti, una proposta da Gazprom. Prodi sarebbe dovuto diventare chairman di South Stream AG, la società di proprietà Gazprom –Eni, responsabile per parte del nuovo progetto South Stream. Con signorilità e senso dello Stato, il nostro ex premier ha rifiutato. Esiste, infatti, una oscura maglia di relazioni fra uomini d’affari del settore del petrolio e politici che è oramai endemica. Accade in Russia, dove i politici più influenti siedono nei consigli di amministrazione dei giganti dell’energia; ma è così anche in America, dove i Bush sono il più lapalissiano esempio di questa nuova genia di padroni del vapore e politici influenti. E’ legittimo ritenere che esista una strategia di Gazprom di legare a sé personaggi influenti al fine di ottenere decisioni politiche compatibili con gli interessi dell’azienda? Quale che sia la vostra risposta a questa domanda, ribadiamo che Prodi ha rifiutato l’offerta. Ma così non ha fatto l’ex premier tedesco Gerhard Schröder, messo a capo della Nord Stream AG, partecipata da […]

Sicurezza od autarchia energetica?

Il modello energetico fondato sul petrolio espone, per la prima volta dalla Rivoluzione Industriale, l’Occidente all’insicurezza energetica Dopo la definitiva affermazione del liberalismo, l’autarchia – ovvero il principio per cui ogni Stato basta a se stesso, in termini economici e materiali – è diventato assolutamente fuori moda. Tutto si scambia. Eppure, nel settore energetico, il tema della sicurezza, declinato in modo da ricalcare esattamente il concetto di autarchia, non smette mai di affascinare politici e opinione pubblica. L’idea che l’Occidente sia dipendente da Stati ostili, o con i quali intrattiene rapporti problematici – Russia, Venezuela, Iran -, non fa altro che rafforzare questa percezione di insicurezza energetica, che ci spinge, ad esempio, fra le braccia del nucleare, nella speranza che ci renda meno dipendenti dall’esterno. L’insicurezza è legata al fatto che il paradigma energetico del petrolio, si basa, per prima volta nella storia dell’Occidente, su una risorsa materiale che non è di nostra proprietà; con l’unica eccezione degli USA che, comunque, consumano più petrolio di quanto ne producano. Fernand Braudelle, nel suo paradigmatico Civilization materielle et capitalisme, ha brillantemente spiegato come la superiorità dell’Occidente, a partire dalla I Rivoluzione industriale sia stata, innanzitutto, energetica. L’Europa è stata la regione più […]

Crisi e ambiente, i costi della salute

Pochi investimenti sull’ambiente e aumentano i costi sulla salute, il New Energy Finance dimostra che gli Stati devono spendere di più La crisi danneggia l’ambiente.  Gli analisti del New Energy Finance (NEF) dal summit Global Futures 2009 di Londra, infatti, hanno fatto due conti ed hanno valutato i costi indiretti della crisi giungendo a delle conclusioni spiazzanti. Fra gli shadow costs (costi ombra) più perniciosi e beffardi, infatti, vi sarebbero quelli legati alla diminuzione degli investimenti sulle altre fonti di energia. Gli investimenti, infatti, in questo momento sembrano seguire delle logiche di economicità di breve durata: di fronte alle esigenze di contenere i costi, le economie stanno puntando nuovamente ed in modo massiccio sul petrolio. Allo stato attuale, infatti, le energie rinnovabili offrono delle prestazioni efficienti nella lunga durata, giacché nel breve periodo bisogna fare fronte agli ingenti costi sulla ricerca che, ovviamente, diminuiscono nel tempo. Il petrolio, invece, è apparentemente – cioè ora – meno costoso. Soltanto che l’inquinamento prodotto dal combustibile fossile, nella lunga durata genera ingenti esternalità negative; ovvero, comporta dei costi indiretti legati alla distruzione dell’ambiente e ai danni che la raffinazione del petrolio causa alla salute umana. Il report del NEF stima che l’impatto della […]

Space Based Solar Power, pannelli solari nello spazio

Al via un progetto che ricalca gli studi militari americani, capace di fornire energia pulita e svincolata dalle incognite geopolitiche Il futuro dell’energia solare è nello spazio. E’, infatti, possibile attivare pannelli fotovoltaici che captano i raggi del sole direttamente in orbita, dove si captano 1.366 watts/m2; superando problemi fisici come la situazione meteorologica, il rapporto esposizione solare/ore e la latitudine. La società Space Energy ha annunciato di voler lanciare in orbita satelliti che funzionano come centrali fotovoltaiche, in grado di generare e trasmettere energia elettrica ai ricevitori sulla Terra, attraverso onde radio a bassa frequenza. Da una pannellazione di un chilometro si può, infatti, ricavare energia equivalente alla produzione annua di tutti i giacimenti di petrolio esistenti. Così come bel caso di tante altre recenti rivoluzioni nella cultura e nella società – basta pensare ad internet – il progetto della Space Energy ricalca un precedente studio militare del governo degli Stati Uniti che risale all’ottobre 2007. Lo US National Security Strategy, infatti, aveva il mandato, da parte del Dipartimento della Difesa, di ricercare alternative all’attuale paradigma energetico basato sul petrolio, al fine di garantire la sicurezza energetica nazionale. Gli USA sono un importatore netto; quindi, i principali strateghi del […]

Eni, affari in Libia con Gazprom

Piccola crisi diplomatica con gli USA, scontenti che i russi facciano affari in Africa grazie ad Eni Eni si è rivelata una delle migliori aziende con cui fare affari, per la russa Gazprom. Lo scorso gennaio, il Washington Times ha rivelato che le due aziende energetiche stanno per chiudere una joint venture in merito allo sfruttamento di giacimenti petroliferi in Libia. Sono lontani i tempi in cui Gaetano Salvemini bollava il Paese africano, per gli interessi italiani, “una scatola di sabbia”. Per adesso non ci sono state altre indiscrezioni. Quel che è certo è che, dopo 36 dalla rottura dei rapporti diplomatici a seguito dei fatti di Lockerbie, nel mentre Washington e Tripoli riallacciano le relazioni, la notizia è stata vissuta dalla diplomazia americana come una beffa. Gli interessi strategici americani inducono gli esperti a ritenere Gazprom una testa di ponte per la Russia in Libia. Il fatto che sia Eni a segnare l’ingresso dell’azienda russa in Africa del nord è ancora più preoccupante. Eni, e l’Italia, sono dei partner strategici per Tripoli. Il Leone a sei zampe è il primo operatore estero del Paese, con 550.000 barili al giorno. Il WT ha descritto gli umori della diplomazia americana e […]

Presidenziali Brasile 2010, Lula sceglie Dilma Rousseff

L’ex guerrigliera lancia la sfida ai socialdemocratici. Nonostante il grande consenso di Lula, le elezioni saranno difficili. L’investitura è, in fine, giunta. «Mi piacerebbe che il Paese, dopo di me, fosse governato da una donna. Lei c’è già: è Dilma Rousseff». Il presidente del Brasile, Luiz Inácio da Silva, detto Lula, quindi, ha chiaramente indicato chi dovrebbe succedergli alla carica di presidente. Per le elezioni presidenziali del 2010, il candidato del partito del presidente, il Pt (Partito dei lavoratori), sarà l’attuale Capo Gabinetto. La scelta arriva al momento opportuno. Lula, infatti, gode di un consenso fortissimo, stimato intorno all’80%. Ma, secondo alcuni analisti, questo stesso consenso non è facilmente “trasportabile” in capo ad un altro candidato. Non basta l’indicazione di Lula, quindi; ma una campagna organizzata per tempo. Il presidente avrebbe scelto l’attuale Capo Gabinetto per due ordini di motivi. Innanzitutto, Lula ha escluso una modifica della costituzione per rimuovere il divieto di tre mandati consecutivi – come ha fatto recentemente Chavez in Venezuela -. Egli, quindi, deve individuare un successore nel Pt. La scelta sarebbe caduta sulla Rousseff, secondo quanto sostenuto dal magazine conservatore Vieja, in quanto i due avrebbero raggiunto un accordo dietro le quinte. La Rousseff, al […]

Females in front per le pari opportunità

Females in front e alcuni europarlamentari sono a caccia di firme per chiedere alla Commissione Ue di incardinare una donna in almeno uno dei quattro posti chiave che si eleggeranno a breve. 250 milione di donne in Europa ed un solo leader, Angela Merkel. In compenso, c’è chi incardina ex soubrette nel dicastero delle Pari opportunità… «Le donne devono lavorare il doppio degli uomini per essere stimate la metà», diceva Simone De Beauvoir: ma in politica le proporzioni sembrano essere ancora più sfavorevoli. Ecco, allora, che l’associazione Females in front – animata da europarlamentari di tutti gli schieramenti – dà vita ad una petizione popolare per richiedere alla Commissione di garantire attraverso misure ad hoc quei principi di pari opportunità di genere, previsti dai trattati Ue. L’obiettivo è raccogliere un milione di firme per chiedere alla Commissione di eleggere almeno una donna nei quattro posti chiave Ue che si sceglieranno a breve: presidente dell’Unione, ministro degli Esteri, presidenti della Commissione e del parlamento. In cinquant’anni di Europa, infatti, mai c’è stata una presidente della Commissione. Ancor’oggi i numeri i rivelano una realtà fatta di discriminazioni: 9 commissarie Ue contro 18 uomini, una sola premier e solo il 25% di ministre, […]

Argentina, processo alla Junta

Compare in tribunale Jorge Carlos Olivera Rovere, colui che ha gestito e pianificato gli internamenti nei campi di reclusione dei dissidenti, dove hanno trovato la morte almeno 300.000 desaparecidos. L’Argentina processa il suo passato. Presso la sezione numero 5 del Tribunal Oral Federal di Buenos Aires è, finalmente, convenuto il generale Jorge Carlos Olivera Rovere; accusato di essere il massimo responsabile logistico e strategico dei centri di detenzione entro i quali scomparivano i desaparecidos, durante gli anni della Junta militare di Jorge Rafael Videla. Dal 1976 al 1983, sotto la dittatura dei militari, l’Argentina è stato uno dei più tragici teatri dell’Operazione Condor, la campagna illegale di repressione dei dissidenti – soprattutto comunisti e socialisti – perpetrata dalle dittature fasciste del Cono Sud, attraverso torture ed assassini. I dissidenti venivano prelevati e abusivamente deportati nei campi di concentramento illegali dove venivano torturati ed uccisi. Si stima che la Guerra Sucia lanciata dalla Junta abbia mietuto come minimo 300.000 vittime. Olivera è accusato dell’assassinio di quattro rifugiati uruguagi, 116 sequestri e “desapariciones” e altri numerosi casi di tortura. Nonostante egli fosse stato subito riconosciuto come una delle teste dell’Operazione Condor, in questi anni era sempre riuscito a cavarsela. Prima, grazie all’amnistia […]

Campi di reclusione per 200.000 tamil

Le Ong denunciano continue violazioni dei diritti dei civili tamil, mentre avanza l’esercito della presidente Rajapaksa. I welfare village – ribatte il governo – accoglieranno i rifugiati. Il governo dello Sri Lanka si appresta a costruire nuovi “campi di reclusione” dove stipare i 200.000 tamil che stanno fuggendo via dal nord est dell’isola di Ceylon, dove infuria la fase finale del conflitto fra esercito regolare e l’organizzazione separatista delle tigri tamil. L’amministrazione cingalese ha dichiarato che aprirà cinque welfare village per mettere in sicurezza i rifugiati, al fine di evitare disordini e rappresaglie. Molti osservatori internazionali, invece, hanno espresso forte preoccupazione per la natura di questi campi, le eventuali violazioni dei diritti umanitari e per il pericolo che la condizione dei civili tamil diventi permanente; con l’impossibilità per i tamil di fare ritorno alle loro abitazioni, nell’attesa che l’esercito bonifichi il territorio dalla presenza delle tigri. La tensione già era salita per dopo le denunce di Amnesty International e Human Rights Watch circa le inumane condizioni di reclusione dei tamil nei campi temporanei – dove sono stati rinchiusi i rifugiati in attesa della costruzione dei welfare village -. Varie associazioni, fra cui la Croce Rossa e la CNN, hanno accusato […]

Siemens, accordo nucleare con la Russia

Dopo lo scandalo tangenti, Siemens ritorna in Russia per fare affari: dà una mano a Gazprom nel settore del gas naturale liquefatto e pianifica nuove centrali nucleari con Rosatom Il gigante tedesco dell’elettronica Siemens ha siglato un nuovo grande piano industriale in Russia. L’azienda costruirà una fabbrica di trasformatori nella regione di Voronezh ed inaugurerà una partnership con il leader russo del settore energetico Gazprom, nel ramo delle LNG, il gas naturale liquefatto. Il piano di investimento è stato reso pubblico, martedì scorso, dal presidente Siemens Peter Löscher, in visita a Mosca. La nuova fabbrica, prevista per il 2011, costerà 35 milioni di euro. Il Moscow Times riporta la dichiarazione del portavoce del premier Putin, Dmitry Peskov, secondo il quale Löscher, martedì, ha incontrato al Cremlino lo stesso Capo di governo per discutere un nuovo piano di cooperazione sull’energia nucleare. All’incontro, ha partecipato anche Sergei Kiriyenko, capo della Rosatom, l’azienda di Stato russa specializzata sul nucleare. Secondo il Frankfurter Allgemeine Zeitung, Siemens è interessata ad una joint venture con Atomenergoprom, controllata di Rosatom: la partnership prevedrebbe la costruzione di centrali nucleari. Allo stato attuale non sono trapelate altre decisioni. Löscher, dal portale istituzionale Siemens, fa sapere che l’azienda ha avviato […]

Uzbekistan, Medvedev chiede chiarezza

L’Uzbekistan è uno “swinging state” fondamentale per la Russia, con investimenti Gazprom di grande entità. Anche gli Stati Uniti hanno notevoli interessi militari e strategici. I portavoce del governo russo hanno annunciato che i prossimi colloqui fra Dmitry Medvedev, i primi da quando è diventato presidente, e la controparte uzbeka Islam Karimov sono programmati per il prossimo maggio. Gli accordi in programma prevedono un grande piano di investimenti e forti interessi commerciali di Mosca nel settore delle energie. L’amicizia fra l’Uzbekistan e la Russia, infatti, si è rafforzata, a partire dal 2005. Anche se, a tutt’oggi, il Paese asiatico viene considerato uno swinging state: uno Stato diplomaticamente “oscillante”. In bilico fra Russia e Occidente. All’inizio del 2000, il Paese era fortemente filo-occidentale e molti erano gli investimenti americani: da parte dell’Open Society Institute di George Soros, ad esempio: mentre risalivano al 1997 gli affari fra George Bush – quando era solo governatore del Texas –, Enron e il governo uzbeko, nella persona di Sadyq Safaev. L’idillio si spezza nel 2005: Europa e America criticano fortemente Tashkent a seguito del massacro di Andijan, quando viene represso nel sangue un movimento di protesta popolare. In quell’occasione, Karimov rifiutava di istituire la commissione […]

Osservatorio terrorismo: l’Emirato Caucasico e la jihad

Gli interessi in conflitto di Iran e Russia si scontrano nel Nord Caucaso, fra sanguinari jihadisti, generali mafiosi, Hamas e continue violazioni dei diritti umani, di tutti contro tutti. Il Nord Caucaso è uno scenario strategicamente fondamentale per il terrorismo jihadista; il 31 ottobre del 2007, infatti, Dokka Umarov, già presidente della repubblica secessionista cecena della Ichkeria, ha dichiarato la costituzione dell’Emirato Caucasico. L’emirato include tutta la Ciscaucasia: le repubbliche di Cecenia, Inguscezia, Dagestan, Nord e Sud Ossezia, Kabardino-Balkaria, Karachay-Cherkessia e la provincia di Krai. Si tratterebbe di entità politiche autonome, in qualche modo legate alla Russia. Ma la vittoria di Mosca dopo la seconda guerra cecena, con la smobilitazione del governo de facto della Repubblica di Ichkeria, non ha assolutamente riportato la pace in un territorio conteso, dove la sovranità è ancora, a volte, esercitata dagli indipendentisti. Lo stesso nazionalismo ciscaucasico, inoltre – grazie alle epurazioni e ai metodi mafiosi utilizzati dai capi guerilla (che in realtà sono tutt’uno con la mafia caucasica) -, coincide, oramai, quasi esclusivamente con l’islamismo jihadista; nonostante il nazionalismo locale abbia un’antica, nobile e lunga tradizione: la ciscaucasia è abitata, infatti, da popolazioni con una propria lingua ed una propria cultura ed è stata […]

Osservatorio terrorismo: la politica del terrore

Come stanno affrontando le Democrazie il problema terrorismo? Misure come il Patriot Act dimostrano che (alcuni) Stati oggetto di attacchi terroristici abbiano optato per misure eccezionali, extra ordinem, per difendersi. Ciò ha comportato un ritorno all’antico ricorso del “terrore” contro il “terrorismo”. Terrore, politica, guerra e terrorismo sono infatti strettamente legati. Il terrore non è solo quello di Robespierre ma è già la semplice manifestazione dell’uso statale della forza: per la quale, come diceva Machiavelli, per reggere il governo è necessario «mettere quel terrore e quella paura negli uomini che vi avevano messo nel pigliarlo». Per alcuni antropologi, la politica è “un’evoluzione razionale” della religione e della magia la cui funzione sociale è il tentativo psicanalitico di dominare la paura della morte. Ed è proprio questo timore, secondo Hobbes, che spinge gli uomini a sottomettersi all’arbitrio del Leviatano. L’Occidente ha impiegato due millenni per trasformare il terrore in violenza legittima. Grazie alla messa a punto di concetti come Stato liberale o sociale che, in un modo o in un altro, cercano di perseguire il bene comune, non solo il potere del sovrano o la ragione di Stato. Per Max Weber, lo Stato può esercitare una violenza che è legittima nella […]

Osservatorio terrorismo: la contabilità dell’orrore

Terrorismo islamista ma non solo, al-Qaeda si ramifica dal Caucaso al Bangladesh, mentre sale il numero delle morti fra i civili. Iraq e Afganistan i Paesi col maggior numero di vittime e attentati. Ecco i dati. 14.499 attacchi terroristici, l’ultimo anno, con più di 22.000 morti e 67.000 feriti. Il 43 percento del totale delle vittime, circa 6. 200 morti, è concentrato nel solo Iraq: già nel 2006, l’Iraq forniva il 60% del totale. E’ quanto emerge dalla lettura dell’ultimo report del National Counterterrorism Center (scaricalo qui). Il numero di attentati in Europa ed America – secondo l’autorevole fonte – sta notevolmente calando: ma aumenta in modo esponenziale in Africa – Somalia, Kenia e Nigeria, più 96% – e Afganistan – più 16% -. Iraq, Afganistan, Pakistan, India e Thailandia, sono i Paesi più colpiti dagli attacchi. La maggioranza degli attentati è realizzata con strumenti convenzionali (bombe, fucili), ma è forte l’aumento del ricorso a tecniche suicide (suicide bombing, più 50 percento; suicide car bombing, più 40). Gli attacchi suicidi, tuttavia, rappresentano solo il 3% del totale. I musulmani sono il primo gruppo religioso ad essere colpito (il 50% delle vittime di attacchi terroristici). Si tratta di uccisioni realizzate in […]

Obama, via libera alla California verde

Il presidente sblocca la situazione di dipendenza politica cui era stata sottoposta l’Agenzia ambientale americana da Bush. Ritorna il Clean Air Act in California. Il 26 gennaio, il presidente Obama ha firmato due importanti regolamenti concernenti il tema delle politiche ambientali. Il primo rappresenta un protocollo programmatico che, con l’obiettivo di ridurre i gas serra, anticipa al 2011 le scadenze che Bush aveva fissato al 2020: una netta inversione di rotta rispetto al provvedimento dell’ex presidente che, in pratica, scaricava anche i “costi politici”, oltre che economici, ad una data tanto lontana da non dover fattivamente interessare la propria amministrazione. La presidenza Obama, invece, si assume completamente la responsabilità della riconversione energetica, fissando obiettivi che devono essere raggiunti già in questo mandato. L’altro provvedimento approvato dal presidente concerne il reintegro dei poteri speciali concessi alla California in tema di regolamentazione dei gas serra. Grazie al pioneristico Clean Air Act del 1970, lo Stato della California poteva, infatti, approvare regolamenti anti-inquinamento sperimentali e anche più severi rispetto alle leggi federali, previa approvazione da parte dell’Epa, l’Agenzia di protezione ambientale americana. Dall’anno scorso, l’Epa ha, in pratica, inibito questa potestà concessa alla California. La mossa dell’attuale presidente è, quindi, di grande portata. […]

Accordo sul nucleare USA-Emirati

L’Iran è pronto ad andare avanti nell’arricchimento dell’uranio, nonostante le sanzioni ONU. Parte una escalation per il “nucleare civile”in Medioriente. Primo grattacapo per Obama Gli Stati Uniti hanno recentemente siglato un accordo con gli Emirati Arabi Uniti per lo sviluppo congiunto del nucleare civile. Il patto è stato firmato il 15 gennaio scorso fra Condoleezza Rice e la controparte Abdullah bin Zayed al-Nayhan. Un accordo fortemente voluto da George W. Bush.  Il “canto del cigno” o “il colpo di coda” dell’amministrazione uscente? Allo stato attuale, dal mio punto di vista, ci sono molte perplessità. Come giudicare una presidenza che – a fine mandato – sarebbe dovuta restare in carica per l’ordinaria amministrazione e, invece, si è lanciata in un’operazione di tale portata internazionale, in un ambito dibattuto e controverso come il nucleare? Il tutto dopo che Obama, nel suo programma di governo, aveva fissato come priorità il tema delle energie verdi. Inoltre, tale accordo può significativamente innescare una vera e propria escalation del nucleare civile nel Medioriente: dove molti Paesi già sono alle prese con i problemi creati dal programma nucleare iraniano; sul quale aleggiano dubbi e perplessità politiche, tecniche e di merito. Molte segreterie mediorientali, inoltre, hanno da tempo […]

Di Pietro a caccia dei voti del Pd?

I fautori del bipolarismo competitivo hanno sofferto per i successi abruzzesi di Di Pietro. E tremano per le europee. Ma siamo sicuri che il sistema politico funzionerebbe meglio con un’Idv ridimensionata? Per i profeti della governabilità – che secondo le migliori intenzioni dovrebbe coincidere con il bipartitismo – oggi, lo scandalo, si chiama Di Pietro. Ieri, le preoccupazioni andavano verso “la sinistra massimalista”, questa nefasta armata di “rivoluzionari di professioni”. Oggi, lo “spettro che si aggira” per il parlamento italiano è Di Pietro. D’altronde è palese che il leader dell’Idv sia un pericoloso “bolscevico”; altrimenti come spiegare i fiumi di inchiostro che si scrivono sul novello Lenin molisano? Dopo le elezioni in Abruzzo, ad esempio, il Corsera ha parlato di «spallate e macerie» a causa dell’Idv, pronto a «cannibalizzare» la pecorella Pd, soccombente sotto le fauci della furia giustizial-stalinista di Di Pietro. Insomma, è il “lider maximo molisano” il problema per la democrazia: no i Fiore, i Gentilini e i Calderoli. Ma qual è lo scenario istituzionale che sognano i nemici dell’Idv? Il bipartitismo competitivo? Non credo. Innanzitutto, è assolutamente ridicolo dipingere Di Pietro come un massimalista o radicale; in più di un’occasione, egli ha rimarcato la sua diversità rispetto […]

Obama spende, Berlusconi taglia

Mentre l’America di Obama vira verso un approccio neokeynesiano, il governo Berlusconi taglia e propone una fiscalità regressiva; i soldi ai gruppi industriali del Nord verranno presi dai fondi europei, destinati in gran parte a Sud e lavoratori. Sud e povertà sono i grandi assenti nell’approccio politico macroeconomico di questo governo: come, purtroppo, di molti altri governi precedenti. Né misure straordinarie anticrisi o la social card – di carattere contingente – sembrano capaci di incidere su questo trend che è, invece, sistemico. In Italia l’aumento della povertà sembra essere incontrovertibilmente legato all’adozione di politiche liberiste. L’irrigidimento del patto di stabilità adottato da Berlusconi, in questo momento, non sembra essere la buona cura per un malato, l’Italia, che è grave. Il recente rapporto OCSE Growing Unequal? del 2008 è un’anamnesi precisa. Tra i 30 paesi OCSE, oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri. Redditi da lavoro, capitale e risparmi sono diventati il 33% più diseguali a partire dalla metà degli anni ottanta. Il nostro Paese ha registrato il più elevato aumento nei paesi OCSE, dove l’aumento medio é stato del 12%. La polarizzazione fra ricchi e poveri ha “sterminato” la classe media. Il reddito medio del […]

Citigroup verso la divisione

Ritorna la separazione fra banche d’affari e commerciali? Proprio come fu necessario per uscire dalla crisi del ‘29. Per adesso, il salvataggio governativo di Citigroup è costato 52 miliardi di dollari ai contribuenti USA. Citigroup sta accelerando il percorso che dovrebbe portare il colosso americano alla divisione in due rami: un passaggio resosi necessario nel tentativo di recidere le parti più improduttive dell’impresa a seguito della crisi finanziaria; nonostante i due salvataggi promossi dal governo americano nel tentativo di salvare la banca, di 25 e 27 miliardi di dollari. Il gruppo è spinto da una triplice serie di pressioni. Una legata semplicemente alla crisi; un’altra che proviene direttamente da Washington, ovvero dai regolatori che hanno individuato nell’assetto di Citigroup una debolezza del sistema finanziario americano; la terza pressione nasce da Wall Street, da quegli investitori ansiosi di mettere al sicuro i propri capitali spesi nella banca. La divisione di Citigroup sancirebbe la fine di un modello di sviluppo ultraliberista, resosi possibile con la fusione tra banche d’affari e commerciali – un tempo vietata in America dal Glass-Steagall Act -. Ed è paradigmatico che proprio la divisione fra questi due tipi di banche era stata introdotta come misura regolatrice all’indomani della […]

Russia-Ucraina, la guerra del gas

La Russia ha praticato un trattamento di favore all’Ucraina per tenere Kiev nella sua sfera d’influenza; ma se cresce il partito filo Ue a Kiev, finiranno i prezzi politici.  Tutto sullo scontro Gazprom – Naftogaz. L’anno nuovo ricomincia e una nuova “guerra del gas” si riscatena fra Russia e Ucraina. Mosca ha bloccato le esportazioni di energia dirette a Kiev. Con l’80% del gas riservato al mercato Ue che passa per l’Ucraina, la crisi fra i due Paesi dell’Est ha, ovviamente, preoccupanti ripercussioni su tutta Eurolandia. Con alcuni Paesi, con minori riserve, già sull’orlo del baratro; come Polonia, Slovacchia e Ungheria. Il gesto di Mosca si spiega perché l’Ucraina non avrebbe saldato il debito accumulato nei confronti di Gazprom, mentre la Naftogaz Ukraini sostiene di essere stata ”costretta” a prelevare ogni giorno 21 milioni di metri cubi del gas russo in transito attraverso i gasdotti ucraini e diretti verso i mercati Ue per pagarsi i costi di servizio. Teoricamente la guerra fra Ucraina e Russia non dovrebbe coinvolgere l’Europa. Ma quando Mosca chiude per ritorsione il rubinetto del gas, Kiev si rifà prendendosi l’energia destinata alla Ue. E’ da molti anni che esiste un aspro contenzioso fra i due Paesi. […]