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Di Pietro su autostrade "Politica debole, interessi forti"

Ecco la mia intervista pubblicata oggi su Terra all’On. Di Pietro che ci racconta dei problemi che, in qualità di ministro, dovette affrontare per cercare di riscrivere le concessioni autostrade, piagate da collusioni, monopoli e tariffe elevate.

Onorevole, i pedaggi autostradali aumentano sempre. Gli aumenti sono giustificati dai lavori che vengono inseriti nei piani finanziari, a prescindere dal fatto che i lavori vengano fatti o meno, ed esiste l’interesse congiunto di privati ed enti pubblici, perché i concessionari sono misti pubblico-privati, a programmare questi lavori. I prezzi, poi, sono pure sovradimensionati, perché Anas è contemporaneamente regolatore e regolato. Berlusconi, intanto, ha deciso di togliere il price cap. E’ un passo avanti?
E’ sicuramente un passo indietro. C’è un problema politico di fondo. I concessionari sono dei poteri finanziari che fanno continuamente pressione sulla politica.

Certo, ma il sistema permette anche allo Stato di lucrare, perché i concessionari sono misti: una volta, all’interno dei concessionari, c’è un ente locale di destra, altre volte, di sinistra. Quando lei era ministro, il senatore di maggioranza Brutti propose un ddl per la creazione di un’Autorità indipendente. Perché il ddl non passò?
Io non sono favorevole a creare tutte queste autorità, con duplicazione delle funzioni di controllo e dei costi, quando i ministeri, all’interno, hanno le competenze per intervenire.

Ma perché lei non intervenì su Anas?
Io, veramente, cercai di intervenire su Anas. Volevo scorporarne le funzione ispettive-regolatorie e affidarle ad un ispettorato presso la direzione generale del Ministero. Proposi due soluzioni, all’epoca: il primo disegno non mi venne approvato, la seconda legge mi fu approvata edulcorata, e Berlusconi l’ha stracciata.

Chi fermò le riforme?
E’ un combinato di situazioni. Sicuramente i concessionari fanno pressioni sulla politica, è inutile negarlo. Ma il vizio è all’origine. Già Iri, quando era proprietaria di Autostrade, ad esempio, ricavava superprofitti, solo che, in linea di principio, erano sempre soldi esatti dal pubblico che potevano essere spesi per la collettività. Quel sistema, imperfetto, è stato consegnato immutato nelle mani dei privati. Il pedaggio, ad esempio, aumenta in virtù dei lavori programmati, non di quelli effettivamente realizzati. Io cercai di riscrivere la norma. Prima fai i lavori, poi hai gli aumenti. Inoltre, cercai di tornare alla legge degli anni ’70 che prevedeva che i superprofitti superiori all’8% venissero direttamente incamerati dalla Stato.
Il mio provvedimento venne impugnato dai concessionari e il Tar diede loro ragione. Pacta sunt servanda, mi si disse. Non ci troviamo più di fronte ad atti di diritto pubblico; la concessione è, oramai, considerata un vero e proprio contratto privato e non la possiamo cambiare, fino a quando scade!
Dovetti lavorare per quello che, tecnicamente, potevo fare. Come istituire il recupero a favore degli utenti degli importi e degli eventuali extraprofitti relativi a impegni di investimento non ottemperati nel periodo precedente da parte dei concessionari.

Lei mi sta dicendo che i concessionari, al netto dei co-interessi degli enti locali, sono legalmente inattaccabili.
A fronte dei contratti sottoscritti, se li danneggiamo, dobbiamo pure pagare i danni. Ciò non toglie che parlamento e governo possano e debbano fare di più.

Ma, scusi, l’Unione Europea ha detto che i lavori pubblici devono essere fatti con gara pubblica, mentre Autostrade continua a farli in house; cioè si fanno i lavori non con un prezzo determinato dal mercato ma autofissato da chi ha interesse che i lavori costino.
Certo, io cercai di far fare le gare pubbliche a Pavimental, e fui sottoposto ad un fuoco incrociato: gli operai scioperavano e dicevano “Così veniamo licenziati!”; quando io obiettavo, “Se non lavorano gli operai di Pavimental, lavoreranno quelli di una ditta concorrente”. E ora, Berlusconi, fregandosene della Ue, ha praticamente reistituzionalizzato i lavori in house. Così i contribuenti pagano due volte: per le alte tariffe determinatesi per l’assenza della concorrenza, e per le multe che ci commina la Ue perché non rispettiamo le sue leggi.

Tecnicamente, il diritto Ue dovrebbe prevalere su quello interno e quello interno dovrebbe essere semplicemente disapplicato. Anche le pronunce del Tar mi lasciano perplesso. Siamo ostaggio di questi interessi, allora?
Guardi, prima delle ultime elezioni, Autostrade ha inviato degli assegni di finanziamento pubblico, trasparenti e legittimi, a tutti i partiti, pure a noi.
Noi e Rifondazione Comunista li abbiamo rispediti al mittente; gli altri non so. Questo è il punto.

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